IPOTESI OFFICINA FOTOGRAFICA ELBANA, MARCO BARRETTA, ALESSANDRO BENEFORTI, FIONA BUTTIGIEG, ANGELA GALLI, ANDREA LUNGHI, FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA, ISOLA D'ELBA, EREMO DI SANTA CATERINA, CAPOLIVERI, PORTOFERRAIO, PORTO AZZURRO, RIO NELL'ELBA, SPAZIO IPOTESI
Progetto Grafico 2009 © Andrea Lunghi Progetto grafico 2009 © Andrea Lunghi per Ipotesi

 

 

Io non so perché, ma sono tremendamente affascinata da queste strutture in ferro arrugginito, che vedo e rivedo da quando sono piccola passando e ripassando anno dopo anno da quei promontori a sud dell'isola, già di per se ricolmi di grande forza elementale: (il mare, il vento, il sole, il minerale, la macchia, il cielo, le altre isole in lontananza, la calamita nel sottosuolo.). Questi tralicci spettrali sono pieni di poesia, attraverso gli spazi tra le longherine s'intravede il bel mare, il verde della macchia, le chiazze di colore delle ocre nel terreno. Essi stanno lì, silenziosi, statici, come giganti pietrificati ed immobilizzati da un potere nefasto, condannati a consumarsi a ossidarsi e all'immobilità perenne. Prima erano rumorosi dell'attività del lavoro, ora nella loro enorme fisicità e completa inattività fanno un altro rumore quello del silenzio. Sono ingranaggi, cavi, nastri trasportatori, circuiti elettrici, fusibili, binari, pompe per l'acqua di mare, carrelli. creati per stare in movimento. Ora tacciono, è questa loro potenzialità ormai inutile che colpisce ed anche lo sgomento o forse lo scoramento delle macchine stesse, il pianto dell'anima del progetto, di macchine non più utilizzabili perché la natura ha messo velocemente fuori uso quello di cui l'uomo non si è preso più cura. E’ la tristezza del luogo deturpato ed abbandonato che colpisce l'anima perché le rimanda per analogia e metafora una melanconia arcaica.

Progetto Grafico 2009 © Andrea Lunghi Progetto grafico 2009 © Andrea Lunghi per Ipotesi

 

 

“Assenza” intesa come decontestualizzazione e atemporalità dei luoghi/non luoghi che ogni giorno ci circondano costantemente. 

Lunghi opera in astrazione,  in-Assenza, spingendosi in un ragionare per singoli punti, segni, stratificazioni in cui ciascun elemento è subito un intero; ciascun atto, dettaglio, forma è espressività compiutadell'opera e dove ogni singolo passaggio è definito.
Il processo successivo è il raddoppio del precedente: è espressione unitaria e compiuta del non luogo che, nell'atto stesso della sua composizione, costruisce in modo virtualel'interezza di una visione metafisica, astratta, in un esile equilibrio lontano da ogni riferimento visibile e reale.

 

Progetto Grafico 2009 © Andrea Lunghi Progetto grafico 2009 © Andrea Lunghi per Ipotesi

 

 

Spazio Ipotesi ha l’onore di presentare Jacqueline Monica Magi, di Montecatini Terme, è giudice del lavoro presso il tribunale di Livorno, con un passato di sostituto procuratore della repubblica a Pistoia. Insegnante di criminologia e diritto penale in alcuni master universitari, è pittrice, illustratrice di fiabe e fotografa. La galleria ospiterà il suo ultimo lavoro fotografico “Verso l’Alto”.

alessandro beneforti ipotesi officina fotografica elbana Progetto grafico © Alessandro Beneforti per Ipotesi

 

Beneforti presenterà il nuovo lavoro “My Eyes”, che scopre ed elabora frammenti di isola manipolandoli con elementi della natura protagonisti di un’altra faccia della cartolina tradizionale.

Assonanze cromatiche e geometriche. Sogni e desideri, ipotesi suggestive, proiezioni e desideri sono così mescolati attraverso un uso semplice dei nuovi linguaggi di comunicazione e di post-produzione delle immagini, fermo restando il soggetto che rimane elemento immutabile e non modificabile, che così collocato trasmette tutta la sua forza e grandezza. Il lavoro fa parte della nuova pubblicazione “B-Side” realizzata da Ipotesi con la collaborazione dell’Apt dell’Arcipelago Toscano.

 

In contemporanea saranno esposti anche altri due lavori: “Reportraits”, è una serie di stampe in Cibachrome, un racconto di viaggio attraverso dei ritratti, e “18-55 (Km/h)” , che è una piccola anticipazione di un lavoro di scatti “rubati” in automobile con la reflex appoggiata sul cruscotto e rigorosamente alla velocità compresa tra 18 e 55 kmh.

 

Progetto grafico 20009 © Andrea Lunghi per Ipotesi
YouTube-Video
Henri Cartier Bresson
Charlie Rose intervista Henri Cartier Bresson 

 

 

"Il fotografo registra la gamma dei sentimenti iscritti sul volto umano, la bellezza della terra e dei cieli, che l'uomo ha ereditato, e la ricchezza e la confusione che l'uomo ha creato. E' una forza fondamentale per spiegare l'uomo all'uomo."

 

 

"E' l'artista in fotografia che da' forma al contenuto attraverso una distillazione di idee, di pensiero, di esperienza, di intuito e di comprensione."

 

 

Edward Steichen (1879 -1973)

 

 

Una storia in un movimento stoppato, un’immagine che parla e descrive ciò che è accaduto prima e lascia immaginare ciò che accadrà immediatamente dopo. Un micro film (Movie) , un mini-cortometraggio racchiuso in un fotogramma. Sono solo alcuni dei punti fermi del lavoro sviluppato sul territorio di Capoliveri attraverso le fotografie scattate nel 2006, prevalentemente durante il campo solare estivo per i bambini, alla festa dell’Uva e alla processione del Venerdì Santo.

Momenti di aggregazione sociale di un territorio in trasformazione dominato da un economia ormai dipendente dal turismo che sviluppa contaminazioni incontrollate ed incontrollabili a discapito di chi anacronisticamente ritiene l’isola patrimonio solo degli elbani. La ricerca si sviluppa in prevalenza  attraverso una tecnica che abbina l’uso del flash seguito da un esposizione con luce naturale in uno scatto che fissa contemporaneamente movimento e fermo-immagine, con un risultato che mischia  movimento e staticità cercando di dare risalto ai soggetti protagonisti della storia senza però bloccarne la narrazione.

Un  “estremismo–obiettivistico” che porta la mente ad avere una visione completa e definita di ogni sfumatura della scena (e della vita).

Un’attrazione fatale a ciò che di più bello ci circonda e la curiosità senza limiti portano inevitabilmente ad incontrarsi con qualcosa di irripetibile e di luminoso.

 

Il lavoro sulle strutture architettoniche e soprattutto quelle dismesse, accompagna parallelamente il mio lavoro rivolto a quelle che sono invece le strutture della coscienza, come se questa mia fascinazione per questi cimiteri industriali, testimoni in qualche modo di una società, con le sue scelte tecnologiche rese possibili dalle conoscenze scientifiche del momento storico, che ogni volta decade, si ripropone e si logora,a secondo di quelle che sono le priorità economiche e gli interessi contingenti.

Nel corso dei millenni è quanto è accaduto a queste zone di estrazione, prima per il rame, villanoviane, poi etrusche, romane  per il ferro e così via fino ad arrivare ai tempi dei miei bisnonni e dei miei   nonni e  di mio  padre, e poi di nuovo abbandonata.

Come credo oggi sia abbandonata la voglia di consapevolezza. Noi non si può scappare da quelle forme della coscienza collettiva conosciuti in passato come dei, essi sono oggi i malesseri che ci pervadono, le furie, le depressioni, i gesti incomprensibili, perché tali aspetti della coscienza non vengono onorati più come in passato, o meglio riconosciuti   per quello che sono.

Ora abbiamo interrotto anche il legame con la natura, che deve essere riscoperto e risanato, se vogliamo, come umanità,  sopravvivere.

L'architettura dovrebbe essere proprio per le sue proporzioni e attraverso le sue misure  e le sue forme testimone di questo legame col mondo fisico e dello spirito.

Non posso spiegare di più se non introducendo altri richiami, che si avvicinano alle modalità del linguaggio dell'anima, in realtà io non so perchè, ma sono tremendamente affascinata da queste strutture in ferro arrugginito, che vedo e rivedo da quando sono piccola passando e ripassando anno dopo anno da quei promontori a sud dell'isola, già di per se ricolmi di grande forza elementale:(il mare, il vento, il sole, il minerale,la macchia, il cielo, le altre isole in lontananza, la calamita nel sottosuolo.).

Se poi andiamo ad indagare cosa è fascino, fascinazione, esso è come l'innamoramento, tu non sai perchè proprio quella persona, e  non puoi fare a meno di amare senza fare un danno a te stesso.

Così questi tralicci spettrali sono pieni di poesia, attraverso gli spazi  tra le longherine si intravede il bel mare, il verde della macchia, le chiazze di colore delle ocre nel terreno.

Essi stanno lì, silenziosi, statici, come giganti pietrificati ed immobilizzati da un potere nefasto, condannati a consumarsi a ossidarsi e all'immobilità perenne.

Prima erano rumorosi dell'attività del lavoro, ora nella loro enorme fisicità e completa inattività fanno un altro rumore.

Sono ingranaggi, cavi, nastri trasportatori, circuiti elettrici, fusibili, binari, pompe per l'acqua di mare, carrelli..creati per stare in movimento.

Ora tacciono, è questa loro potenzialità ormai inutile, che colpisce, ed anche  lo sgomento  o forse lo scoramento delle  macchine stesse, il pianto dell'anima del progetto stesso, di macchine  non più utilizzabili perchè la natura ha messo velocemente fuori uso quello di cui l'uomo non si è preso più cura.

E' come se questa tristezza emanasse dal genio del luogo.Ma questa è solo una delle riflessioni e non è solo tristezza è qualcos'altro.

STRUTTURE: non è solo...ma è qualcos'altro!

 

 Vallauris 1, febbraio 2007

 

Cerco un nuovo spazio sensoriale. Ho tre elementi a  disposizione: il tempo, il luogo, l’individuo.

 

Lo spazio sensoriale è la dimensione entro la quale l’individuo esterna la propria interiorità, interagendo con i cinque sensi: la vista, il tatto, l’udito, l’olfatto, il gusto.

Il sesto elemento, il sesto senso, è dato dalla persona cioè dal suo intelletto, dalla sua mente, componente capace di catalizzare questi stati trasformandoli in artificio sensoriale.

Lo spazio così concepito sarà riflesso unico di chi lo abita e contemporaneamente ponte virtuale fra artificio e natura.

 

Tempo: elemento entro il quale e nel quale, l’individuo si muove, restituendo ad esso la storia del proprio sapere. “Anche se il luogo è piccolo il tempo ne dilata il suo spazio”.

Luogo: unico e irripetibile dove l'artificio deve interagire, respirare, di una simbiosi unica e sensoriale.

Individuo: come persona unica e preziosa, così come descritto nelle Sacre Scritture, è al centro dell’architettura e anello di congiunzione del sistema architettonico.

Autoctono: attribuito a quelle popolazioni che, stanziate da epoche remote in un determinato territorio, si ritenevano nate dalla terra stessa.

Evoluzione: passaggio graduale di un popolo a forme di cultura, di civiltà, di ingegno, di organizzazione sociale e di sviluppo sempre più progredite.

 

Da sempre l’uomo ha cercato di cogliere dalla terra tutto ciò che essa aveva di meglio da offrirgli, di conseguenza l’individuo ha tentato di riversare su di essa la propria individualità, la propria interiorità, creando così un nuovo equilibrio unico e irripetibile.

Il nuovo equilibrio non è uno stato sensoriale permanente e costante:  il nuovo equilibrio è  dinamico. E’ lo spazio sensoriale capace di mutare con il tempo. E’ la matrice autoctona che facendo leva sul proprio bagaglio culturale, e servendosi del momento storico a lei contemporaneo, crea nuove alleanze fra natura e cultura, fra cultura e storia, tra tecnologia ed ambiente.

F.L.Wright sosteneva che “ per l’architettura è giunta l’ora di riconoscere la sua natura, di comprendere che essa deriva dalla vita e ha per scopo la vita come oggi la viviamo, di essere quindi una cosa intensamente umana”.

Questo territorio è stato tracciato da una architettura creativa e irripetibile che non ha “stile” ma solo processi poetici generativi comuni.

Credo che l’architettura autoctona oggi non si debba rifare a schemi preconcetti di una attualità passata, credo che il nuovo equilibrio architettonico sia parte del luogo in cui è collocato: non è una struttura giustapposta la sito, è integrato nella natura.

La costruzione così diviene un organismo dove la parte sta al tutto, come il tutto sta alla parte; dove il dialogo fra aperto/coperto e aperto/scoperto è armonico, vitale.

Il nuovo spazio sensoriale è una cosa sola con la natura circostante, indigeno, come rispetta la natura circostante così rispetta la vita interiore ed arricchisce il genius loci.

Per questo il nuovo processo costruttivo è senza stile, perché è sempre dato da componenti uniche e variabili quali il tempo, il luogo e l’individuo.

 

Isola d’Elba, 26 novembre 2006

 

Un'intervista a Gabriele Basilico sul suo lavoro

YouTube-Video
YouTube-Video
YouTube-Video